Una notte di festa, sui Monti della Tolfa, si è trasformata in una tragedia che lascia sgomenti. Gabriele Tullio, 15 anni, e Francesco Di Fazio, 36, sono stati trovati senza vita nella mattinata del 23 agosto 2026 all’interno di uno stand gastronomico allestito per il palio di Allumiere.
Due lavoratori originari della provincia di Latina, impiegati da una panineria itinerante di Fondi, morti nel luogo che avrebbe dovuto offrire loro un riparo per poche ore.
Secondo la prima ricostruzione, i due avevano deciso di dormire su brandine nello stand, dopo la lunga giornata di lavoro. Per timore di furti, il gruppo elettrogeno sarebbe stato portato all’interno della struttura e lasciato acceso. Lo stand, chiuso ermeticamente per la notte, si è trasformato in una camera satura dei gas di scarico prodotti dal motore. Le esalazioni tossiche, verosimilmente contenenti monossido di carbonio, non hanno lasciato loro scampo.
L’allarme è scattato attorno alle 11 del mattino. Un commerciante, arrivato per consegnare merce, ha trovato lo stand ancora chiuso e non ha ricevuto risposta. I soccorsi sono intervenuti rapidamente. Gli infermieri presenti in paese hanno tentato a lungo di rianimare Gabriele, ma ogni tentativo si è rivelato vano; Francesco era già deceduto al momento del ritrovamento. Per l’identificazione del ragazzo si è dovuto attendere l’arrivo del titolare dell’attività : Gabriele non aveva documenti con sé.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale dello SPRESAL, il Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, chiamato a verificare sia la dinamica sia la regolarità della posizione lavorativa del quindicenne. Il generatore e i telefoni cellulari delle vittime sono stati sequestrati. La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo e disporrà l’autopsia, passaggio essenziale per accertare le cause dei decessi, la concentrazione degli agenti tossici e le eventuali responsabilità .
«Ci sono tragedie davanti alle quali ogni parola sembra inadeguata […] Due vite spezzate troppo presto», ha dichiarato il sindaco di Fondi, Vincenzo Carnevale. Una frase che restituisce il dolore di una comunità colpita due volte: per la morte di un ragazzo e per quella di un padre e lavoratore di 36 anni.
Il profilo di Gabriele: un ragazzo che voleva dare una mano
Gabriele Tullio era nato nel 2010 ed era conosciutissimo a Lenola, piccolo comune pontino al confine con la Ciociaria. Studente, aveva appena 15 anni, ma durante l’estate lavorava per aiutare economicamente la madre. Dietro questa scelta non c’era soltanto il desiderio di guadagnare qualcosa: c’era la volontà , raccontata da chi lo conosceva, di rendersi utile in casa, di non pesare, di sentirsi già responsabile.
La sua vicenda riporta al centro un tema spesso affrontato solo dopo gli incidenti: il lavoro estivo dei minorenni e la tutela effettiva dei giovanissimi lavoratori. L’esperienza lavorativa può avere valore formativo se svolta nel rispetto delle regole, con mansioni compatibili con l’età , orari adeguati, sorveglianza e formazione reale. Diventa invece un fattore di vulnerabilità quando l’urgenza di organizzare un’attività stagionale prende il posto della valutazione dei rischi e della protezione.
Francesco Di Fazio, 36 anni, lavorava con la stessa attività e con quel lavoro manteneva la propria famiglia. Le loro storie, diverse per età e percorso, si sono incontrate nello stesso stand e nella stessa catena di decisioni che le indagini dovranno ricostruire. Nessuna esigenza di custodia dell’attrezzatura, nessuna soluzione di fortuna per passare la notte può giustificare l’esposizione di persone a un rischio tanto noto quanto mortale.
Sicurezza sul lavoro: cosa dice la legge sulla ventilazione e il tiraggio dei fumi
3.1 — Il monossido di carbonio: il killer invisibile
Il monossido di carbonio, indicato con la sigla CO, è un gas inodore, incolore e insapore. Si sviluppa nella combustione incompleta di carburanti, compresi quelli impiegati dai generatori a motore. Proprio perché non si vede e non si percepisce con l’olfatto, è tra i pericoli più insidiosi negli spazi chiusi: chi lo respira può perdere lucidità , addormentarsi o svenire senza comprendere di essere esposto.
Il CO si lega all’emoglobina con un’affinità circa 200 volte superiore a quella dell’ossigeno, riducendo la capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti. Il risultato è una asfissia chimica. In un ambiente chiuso e scarsamente o per nulla ventilato, anche concentrazioni che all’inizio possono apparire modeste diventano rapidamente pericolose. Se le persone dormono, il margine per reagire è ancora più ridotto: spesso non c’è il tempo di svegliarsi né di percepire sintomi utili a mettersi in salvo.
3.2 — Gli obblighi di legge: il D.Lgs. 81/2008 e l’Allegato IV
Il riferimento generale è il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro. L’Allegato IV, punto 1.9.1.1, prescrive che nei luoghi di lavoro chiusi i lavoratori dispongano di aria salubre in quantità sufficiente, preferibilmente ottenuta attraverso aperture naturali. Quando ciò non sia possibile o non basti, il punto 1.9.1.2 richiede impianti di aerazione idonei e funzionanti.
La norma è ancora più esplicita per gas e vapori. L’Allegato IV, punto 2.1.8.1, impone che sia, per quanto tecnicamente possibile, impedita o ridotta al minimo la formazione di concentrazioni pericolose o nocive di gas, vapori o polveri esplodenti, infiammabili, asfissianti o tossici; quando necessario deve essere assicurata un’adeguata ventilazione. Il punto 2.1.8.2 aggiunge che, ove gas e vapori costituiscano pericolo, vanno installati apparecchi indicatori e avvisatori automatici capaci di segnalare il raggiungimento delle concentrazioni o condizioni pericolose.
L’articolo 66 del D.Lgs. 81/2008 vieta inoltre l’accesso dei lavoratori in ambienti nei quali possa esservi rilascio di gas deleteri senza preventiva verifica dell’assenza di pericolo oppure senza il risanamento dell’atmosfera mediante ventilazione. Il D.P.R. 14 settembre 2011, n. 177, disciplina specificamente gli ambienti confinati o sospetti di inquinamento, richiedendo formazione, procedure, attrezzature e dispositivi di protezione adeguati. Uno stand temporaneo non è automaticamente un ambiente confinato in senso tecnico; tuttavia, se viene sigillato e ospita una fonte di combustione, presenta un rischio atmosferico che non può essere ignorato.
Anche l’Accordo Stato-Regioni del 27 settembre 2001 sul monossido di carbonio richiama ventilazione e corretto scarico dei fumi come misure primarie di prevenzione, indicando tra le cause ricorrenti degli eventi lo scarico dei fumi, l’assenza di ventilazione e la carenza di manutenzione.
3.3 — Ventilazione e tiraggio: i principi tecnici
La ventilazione naturale è il ricambio dell’aria attraverso porte, finestre, griglie e bocchette. Funziona solo se le aperture sono effettivamente presenti, dimensionate in modo adeguato e utilizzate. Quando non è sufficiente, occorre ricorrere alla ventilazione meccanica o forzata: estrattori e impianti di aerazione progettati per rimuovere l’aria contaminata e immettere aria pulita.
Il tiraggio è il fenomeno fisico che fa salire i gas caldi di combustione attraverso una canna fumaria o un camino verso l’esterno, grazie alle differenze di pressione e temperatura. È il principio alla base dello scarico sicuro dei fumi. Un generatore con motore endotermico non dispone, per il solo fatto di essere acceso, di una canna fumaria sicura: i gas di scarico devono essere convogliati all’esterno con sistemi appropriati, oppure, soluzione ordinaria e più sicura, il generatore deve essere collocato all’aperto.
Senza tiraggio e senza un ricambio d’aria adeguato, gli scarichi restano nel locale. Il CO ha densità molto simile a quella dell’aria e tende quindi a mescolarsi nell’intero volume disponibile: non basta confidare in una fessura o nella posizione elevata delle brandine. I rivelatori di monossido di carbonio sono dispositivi economici e facilmente reperibili; in uno spazio chiuso dove opera o può operare un generatore rappresentano una barriera essenziale, insieme — e mai in sostituzione — all’eliminazione della sorgente di pericolo.
3.4 — Le responsabilità : chi risponde?
L’accertamento delle responsabilità spetta alla magistratura e ogni valutazione sul caso di Allumiere dovrà attendere gli esiti delle indagini. Sul piano generale, il titolare dell’attività , in quanto datore di lavoro, deve valutare i rischi, informare e formare i dipendenti, organizzare il lavoro in sicurezza e adottare misure preventive adeguate. Ciò comprende il divieto di usare generatori a combustione in ambienti chiusi, la gestione dello scarico fumi, l’eventuale installazione di rilevatori di CO e la valutazione del rischio connesso a pernottamenti in strutture temporanee.
La giurisprudenza penale ha più volte ricondotto le intossicazioni da CO a omissioni prevenzionistiche. Cass. pen., Sez. IV, 4 giugno 2024, n. 31145, ha affermato la responsabilità del gestore di una struttura per lesioni colpose da monossido derivanti dall’omessa manutenzione del sistema caldaia-canna fumaria, anche in presenza di concorrenti responsabilità del proprietario. Cass. pen., Sez. III, 22 gennaio 2020, n. 2281, ha esaminato un caso di morte connesso a ventilazione insufficiente e canna fumaria inesistente, valorizzando l’omessa comunicazione incisiva delle gravi anomalie.
Secondo il riferimento indicato alla Cass. pen., Sez. IV, 9 maggio 2026, n. 16640, in uno spazio confinato scarsamente aerato l’omessa redazione del DUVRI e la mancata segnalazione del rischio gas possono integrare responsabilità per omicidio colposo. Per il quindicenne, inoltre, assume rilievo il D.Lgs. 345/1999: la normativa sui minori vieta l’adibizione a lavori particolarmente pericolosi per salute e sicurezza. Anche per questo l’intervento dello SPRESAL dovrà verificare con rigore mansioni, contratto, formazione, orari e condizioni di impiego.
3.5 — La prevenzione: cosa si doveva, e si dovrebbe, fare
- Non portare mai un generatore a combustione all’interno di spazi chiusi o destinati al riposo.
- Collocarlo all’esterno e orientare lo scarico lontano da porte, finestre, prese d’aria e aree frequentate.
- Installare rivelatori di CO e sistemi di allarme acustico, verificandone periodicamente il funzionamento.
- Formare tutti i lavoratori, compresi stagionali, giovani e addetti occasionali, sui rischi specifici delle attrezzature.
- Prevedere procedure scritte per custodia delle attrezzature, chiusura degli stand e gestione delle emergenze.
- Valutare sempre il rischio prima di consentire pernottamenti in strutture temporanee o di fortuna.

