Angelo Morelli muore in scooter mentre va al lavoro a Pescara

Pescara piange Angelo Morelli, 67 anni, dipendente di Ambiente Spa da 26 anni, morto la mattina del 4 settembre 2026 mentre si stava recando al lavoro. Mancavano appena tre mesi alla pensione. L’incidente è avvenuto alle 6:40 in via Aterno, dove Morelli viaggiava a bordo del suo scooter, un Aprilia Atlantic 500.

Secondo la ricostruzione, l’uomo era già uscito dall’azienda ma aveva dovuto fare ritorno a casa perché aveva dimenticato qualcosa. Stava quindi rientrando al lavoro quando ha perso il controllo del mezzo, finendo contro un’auto parcheggiata. Due colleghi di turno sono intervenuti e lo hanno assistito sul posto, in attesa dei soccorsi. Per Morelli non c’è stato nulla da fare.

Lascia la moglie e quattro figli. Il sindaco Carlo Masci ha espresso il cordoglio della città alla famiglia e ai colleghi, ricordando il dolore di una comunità colpita da una morte avvenuta in una normale mattina di lavoro. Anche il presidente di Ambiente Spa, Riccardo Chiavaroli, ha manifestato vicinanza ai familiari e ai lavoratori dell’azienda, sottolineando il lungo servizio prestato da Morelli.

Cos’è l’infortunio in itinere

Una tragedia come questa richiama l’attenzione su una tutela spesso poco conosciuta: l’infortunio in itinere. In Italia, l’articolo 12 del D.Lgs. 23 febbraio 2000 n. 38 estende l’assicurazione INAIL agli infortuni avvenuti “durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro”.

In parole semplici, il lavoratore non è protetto soltanto dentro l’ufficio, il cantiere o lo stabilimento: la copertura può accompagnarlo anche nel tragitto necessario per raggiungere il posto di lavoro o tornare a casa. La valutazione, naturalmente, dipende dalle circostanze concrete e viene svolta dall’INAIL, con eventuale controllo del giudice in caso di contestazioni.

Il percorso deve essere quello normale e ragionevolmente collegato al lavoro. Un breve rientro a casa o uno spostamento connesso alle esigenze della giornata non esclude automaticamente la tutela: ciò che conta è capire se il collegamento con l’attività lavorativa sia rimasto effettivo.

Quando scatta la tutela con il mezzo privato

L’assicurazione può operare anche quando il lavoratore usa un mezzo privato, come uno scooter. In questo caso, però, l’uso del veicolo deve essere necessitato: il trasporto pubblico deve risultare non adeguato oppure comportare tempi, difficoltà o oneri irragionevoli rispetto alle esigenze lavorative e personali.

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La giurisprudenza ha progressivamente chiarito che non conta soltanto un’assoluta impossibilità di usare autobus o treni.

La Cassazione civile, sezione lavoro, con sentenza n. 33783/2024, ha ammesso la cosiddetta “necessità relativa”, che può comprendere anche esigenze personali e familiari concretamente rilevanti. Nello stesso solco vengono richiamate la sentenza n. 83/2022 del Tribunale di Parma e la n. 42/2026 della Corte d’Appello di Trieste.

Per chi si sposta in scooter, quindi, non basta il fatto che il mezzo sia più comodo o più veloce. Occorre che la scelta sia giustificabile alla luce degli orari, dei collegamenti disponibili, della distanza, dei turni e della situazione familiare del lavoratore.

I limiti della copertura

La tutela INAIL non è automatica in ogni incidente stradale. Possono escluderla interruzioni o deviazioni indipendenti dal lavoro, quando non siano dovute a necessità o a esigenze essenziali.

Rileva anche il cosiddetto rischio elettivo, cioè un comportamento volontario e arbitrario che espone il lavoratore a un pericolo estraneo al normale tragitto.

Restano inoltre fuori dalla copertura, tra gli altri casi, gli eventi connessi all’uso di alcolici o psicofarmaci non prescritti, nonché la guida senza patente. Ogni pratica richiede perciò una verifica puntuale dei fatti, della documentazione sanitaria e delle modalità dello spostamento.

Cosa fare in caso di infortunio in itinere

In caso di incidente durante il percorso casa-lavoro è importante agire con tempestività: informare subito il datore di lavoro; recarsi al pronto soccorso, spiegando che l’evento è avvenuto nel tragitto connesso al lavoro; conservare certificati medici, verbali e ogni elemento utile; quindi presentare o far presentare la denuncia all’INAIL nei termini previsti.

Quando sorgono dubbi sul percorso, sull’uso del mezzo privato o sul riconoscimento dell’evento, può essere opportuno rivolgersi a un legale specializzato in infortuni sul lavoro e previdenza. Un’assistenza competente aiuta a ricostruire correttamente i fatti e a tutelare il lavoratore o, nei casi più gravi, i suoi familiari.

Conoscere i propri diritti

Morire a tre mesi dalla pensione, durante un tragitto che dovrebbe appartenere alla quotidianità, aggiunge un dolore particolare alla vicenda di Angelo Morelli.

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Accanto al cordoglio per la sua famiglia, resta un messaggio utile per tutti i lavoratori: conoscere la tutela dell’infortunio in itinere significa sapere che anche il viaggio verso il lavoro può essere parte del lavoro stesso, e che i diritti vanno conosciuti e fatti valere.