Nel pomeriggio del 30 settembre Marco De Angelis, 53 anni, è morto in un incidente stradale avvenuto sulla SP 87b Velletri-Nettuno, nel tratto di via dei Cinque Archi ricadente nel territorio di Aprilia, vicino a un distributore di carburante. De Angelis viaggiava a bordo di un maxi scooter.
Secondo la prima ricostruzione riportata dalla stampa, un furgone diretto verso la Pontina avrebbe iniziato una manovra di svolta per entrare nell’area di servizio, impegnando la carreggiata opposta mentre sopraggiungeva lo scooter. L’impatto è stato fatale; sul posto sono intervenute Polizia Locale di Aprilia e Polizia Stradale, chiamate a ricostruire la sequenza del sinistro e a verificare eventuali responsabilità.
La dinamica dell’incidente è ancora da definire
La notizia descrive un impatto avvenuto nel contesto di una manovra di accesso a un’area di servizio. Si tratta però di una prima ricostruzione: dovranno essere gli accertamenti tecnici e i rilievi degli organi di polizia a stabilire l’esatta posizione dei mezzi, i rispettivi tempi di avvistamento, la velocità dello scooter e del furgone, la visibilità del tratto e l’eventuale presenza di segnalazioni o ostacoli visivi.
Sarà inoltre necessario verificare se il conducente del furgone avesse segnalato la manovra, se avesse iniziato l’attraversamento della corsia opposta quando il motociclo era già visibile e se, nelle concrete condizioni della strada, Marco De Angelis avesse avuto uno spazio e un tempo effettivi per frenare o compiere una manovra di emergenza. Questi dati non risultano ancora accertati e non è quindi possibile attribuire responsabilità a persone coinvolte.
Chi risponde se un veicolo svolta davanti a uno scooter?
Il nodo giuridico centrale riguarda gli obblighi di chi intenda cambiare direzione o immettersi in un luogo non soggetto a pubblico passaggio, come può essere un’area di servizio. L’articolo 154 del Codice della strada impone al conducente di assicurarsi che la manovra possa essere effettuata senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti, valutandone posizione, distanza e direzione; la manovra deve inoltre essere segnalata con congruo anticipo. Per la svolta a sinistra è richiesta la massima prudenza.
Qualora gli accertamenti confermassero una manovra effettuata senza attendere il transito di un veicolo proveniente dal senso opposto, la violazione di questa regola potrebbe assumere rilievo sia per l’eventuale responsabilità penale sia per il risarcimento civile. Ma occorre una prova rigorosa del nesso causale: non basta dimostrare una possibile irregolarità, perché va verificato se la condotta corretta avrebbe concretamente evitato l’impatto e il decesso.
Omicidio stradale: quando può configurarsi
Sul piano penale, l’articolo 589-bis del Codice penale punisce chi cagiona per colpa la morte di una persona violando norme sulla circolazione stradale; nella fattispecie base, la pena prevista è la reclusione da due a sette anni. L’applicazione della norma, tuttavia, presuppone l’accertamento della violazione di una regola cautelare, della colpa e del rapporto causale tra la condotta e l’evento mortale.
L’esistenza di rilievi o indagini non equivale quindi a un accertamento di responsabilità. In una vicenda con dinamica analoga, la Corte di cassazione ha esaminato il caso di un furgone che, svoltando a sinistra per entrare in un’area commerciale, aveva intercettato un motociclo proveniente dalla direzione opposta. La Corte ha ribadito che chi svolta deve verificare di poter completare la manovra senza pericolo o intralcio e che tale controllo deve considerare posizione, distanza e direzione degli altri mezzi. Cass. pen., Sez. IV, 29 ottobre 2025, n. 35224 riguarda però un caso diverso, deciso sulla base delle prove raccolte in quel processo.
La stessa pronuncia evidenzia che l’eventuale velocità eccessiva del motociclista non determina automaticamente l’esclusione della responsabilità di chi svolta: può assumere rilievo solo se abbia avuto concreta efficacia causale, potendo eventualmente incidere sulla valutazione del concorso causale della vittima. Anche per il caso di Aprilia, dunque, saranno decisivi gli esiti della ricostruzione cinematica, non supposizioni sulla condotta dei conducenti.
Gli accertamenti tecnici decisivi
La ricostruzione richiederà anzitutto l’esame dei rilievi planimetrici, delle tracce sull’asfalto, dei danni riportati dai mezzi e del punto d’urto. Se disponibili, potranno essere rilevanti immagini di videosorveglianza, testimonianze e dati tecnici relativi ai veicoli. La posizione reciproca di furgone e scooter al momento dell’impatto può infatti aiutare a chiarire se il motociclo procedesse nella propria corsia e quando il furgone abbia iniziato o completato la manovra.
In precedenti relativi a collisioni durante una svolta, la Cassazione ha valorizzato proprio la localizzazione dell’urto, le tracce e le condizioni di visibilità per accertare se il conducente avesse potuto avvistare il motociclo e rinviare la manovra. La condotta imprudente dell’altro utente della strada non interrompe il nesso causale se resta nell’ambito del prevedibile; può invece incidere come concausa soltanto se è dimostrata la sua effettiva incidenza sull’evento.
Responsabilità civile e tutela dei familiari
Il piano civile resta distinto da quello penale. L’articolo 2054 del Codice civile prevede che il conducente sia tenuto a risarcire i danni da circolazione salvo che provi di aver fatto tutto il possibile per evitarli; nello scontro tra veicoli opera, in via sussidiaria e fino a prova contraria, una presunzione di concorso paritario. Il proprietario del veicolo risponde in solido con il conducente, salvo dimostri che la circolazione sia avvenuta contro la sua volontà.
In caso di accertata responsabilità, i familiari potrebbero chiedere il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, oltre agli eventuali danni patrimoniali provati, come la perdita di un sostegno economico. L’esistenza e l’entità delle voci risarcitorie dipendono però dalla concreta relazione familiare, dalle prove disponibili e dall’accertamento della responsabilità. Il danno parentale può essere dimostrato anche attraverso presunzioni e fatti che attestino l’effettività del legame, ma non è una conseguenza automatica svincolata dal caso concreto.
Una ricostruzione che richiede prudenza
La morte di Marco De Angelis impone ora una ricostruzione precisa e rispettosa dei fatti. Gli investigatori dovranno chiarire se la manovra del furgone, la condotta dello scooter o ulteriori fattori abbiano contribuito al sinistro, distinguendo tra circostanze riferite nelle prime ore e elementi tecnicamente verificati.
Nei casi di collisione tra un veicolo che svolta e un motociclo, la ricostruzione tecnica è spesso decisiva sia per l’eventuale accertamento penale sia per la tutela risarcitoria dei familiari. Fino alla conclusione degli accertamenti, ogni attribuzione di colpa resterebbe prematura.

